ALLA RICERCA DELLA GIOIA

MIGLIORARE LA PRODUTTIVITÀ DEI PROPRI DIPENDENTI CON UN SORRISO
di Diana Potenza

 
Molte ricerche dimostrano che la gioia influenza l’impegno, la creatività, il processo decisionale, la qualità del lavoro e l’attaccamento dei dipendenti.
Contagio emotivo, deep acting, yoga della risata, neuro architettura: tutto ciò può aiutarci a diffondere il sorriso in azienda.
 
“CULTURA DELLA GIOIA” IN AZIONE
Era uno dei primi giorni di lavoro nell’azienda di famiglia, quando Cleto Di Donatantonio incrociò un giovane operaio, che gli sorrise. Ne fu così lieto che si fermò e lo ringraziò. Il dipendente era sorpreso: mai nessuno lo aveva ringraziato per il sorriso! Dopo qualche giorno, il giovane imprenditore si presentò in azienda con un blocchetto di adesivi. C’era stampato sopra uno smile con la scritta: “Grazie per il sorriso” e sotto il suo nome.
A chiunque gli faceva un sorriso, regalava l’adesivo. Nel giro di pochi giorni, tutti in azienda sorridevano e avevano attaccato, sul camice o sulla giacca, lo smile. Mai, come in quel periodo si videro entrare in azienda tanti bambini, che andavano a salutare i loro genitori, per uscire trionfanti con l’adesivo. Si diffuse anche la mania di scrivere frasi in rima sul sorriso, che poi venivano attaccate con dei post-it, sulle pareti, sulle scrivanie e persino sui macchinari. Persone che non si erano mai parlate prima, cominciarono a disquisire sul senso della vita e le comuni fragilità, affratellarono tutti: operai e dirigenti. Fu in quel periodo che la piccola azienda fece il salto di qualità, brevettando il “sottolavello scomponibile”, frutto proprio della collaborazione fra quei due ragazzi: l’uno creativo, l’altro immerso direttamente nell’attività di officina. Due ragazzi molto diversi, che, probabilmente, senza quel sorriso, non si sarebbero mai incontrati.
Erano gli anni ‘70 e le aziende dedicavano ben poca attenzione alla gioia dei dipendenti. Oggi, invece, molte aziende, soprattutto statunitensi, si sono rese conto dell’importanza che hanno le emozioni, nell’influenzare il comportamento lavorativo e della necessità di gestire anche la cosiddetta “cultura emotiva”.
 
DECENNI DI RICERCHE
Una ricerca, durata più di dieci anni, degli studiosi Sigal Barsade e Olivia A. O’ Neill, ha evidenziato l’impatto significativo delle emozioni sulle performance aziendali. Le emozioni positive si associano ad una performance più elevata, a una qualità migliore e ad un customer service più efficace, in tutti i ruoli e i settori dei diversi livelli organizzativi. Il metodo usato dai ricercatori è stato quello dell’osservazione diretta dei fenomeni di funzionamento delle imprese, attraverso interviste, partecipazione a momenti di vita aziendale, visite e utilizzazione di documenti interni e pubblicazioni ufficiali. Dallo studio è emersa l’importanza del divertimento per il successo di aziende quali: Vail Resort, Cisco Finance, Ubiquity e tante start up.
“Divertirsi” è uno dei valori principali della Vail Resort e viene chiaramente manifestato dal suo CEO, Rob Katz, che si è fatto rovesciare un secchio di acqua gelata sulla testa, durante la campagna di raccolta fondi per l’associazione americana per la lotta alla SLA, e poi si è tuffato in piscina, completamente vestito, seguito da altri dirigenti. Per Vail Resort, promuovere la gioia fra i dipendenti, aiuta anche i clienti a divertirsi. I manager dei centri sciistici, durante la giornata, distribuiscono delle spille, quando notano che i dipendenti che si divertono, fanno divertire. E così è frequente vedere gli addetti agli ski-lift ballare e scherzare, per intrattenere gli ospiti. La capacità dei dipendenti di promuovere gioia è presa in considerazione anche nella valutazione annuale, che tiene conto di una serie di comportamenti: essere inclusivi, accoglienti, disponibili, positivi. Ogni anno, inoltre, l’azienda assegna il premio “Have Fun” al promotore dell’iniziativa più divertente. Certo, in un’azienda turistica la domanda di gioia è immediatamente visibile, ma anche quando i ricercatori hanno intervistato i dipendenti di Cisco Finance, sulle loro emozioni, il management ha capito che promuovere il divertimento doveva essere una priorità. Il sondaggio non chiedeva ai lavoratori cosa provavano sul lavoro, chiedeva loro quali emozioni vedevano esprimere dai colleghi (ciò permetteva ai ricercatori di avere una visione d’insieme della cultura aziendale). Si è scoperto che la gioia era uno dei driver principali di soddisfazione e impegno dei dipendenti, tanto che il managment ne ha fatto un valore culturale esplicito, istituendo, ad esempio, la “pausa per il divertimento”. Inoltre, tutti i leader supportano questo valore con il proprio comportamento, creando video umoristici, che mostrano nelle pause. Ogni giorno, prima di lasciare il lavoro, i dipendenti della Ubiquity Retirement premono un tasto nell’ingresso, per registrare le loro emozioni. Possono scegliere tra cinque tasti, un volto sorridente, se quel giorno sono stati felici sul lavoro, un volto corrucciato se hanno provato tristezza e così via. Ubiquity usa i dati raccolti per scoprire cosa diverte e stimola i dipendenti.
Molte start up usano applicazioni, come Niko Niko, per aiutare singoli dipendenti e team, a registrare il proprio divertimento, in relazione alle varie attività svolte e mettere in connessione i propri stati d’animo con la produttività.
La O’Neill, assieme ad un’altra ricercatrice, Nancy Rothbard, ha condotto anche un vasto studio sulla cultura organizzativa dei pompieri, da cui è emersa una diffusa cultura della giovialità. Essa si esprime principalmente tramite barzellette e scherzi pesanti (gli intervistati dicevano che la regola più importante in tema di assunzioni era “Niente tipi troppo seri”). Le ricercatrici hanno scoperto che c’è una valida ragione dietro la diffusione di tale cultura: la giovialità aiuta i team a coordinarsi meglio sul lavoro, perché gli scherzi affinano la conoscenza dei punti deboli di ciascuno. Monitorare e gestire questi punti deboli è molto importante in situazioni pericolose, in rapida evoluzione, come sono appunto quelle che spesso i pompieri si trovano ad affrontare.
 
CREARE UNA “CULTURA DELLA GIOIA”
Le ricerche dimostrano che la gioia influenza l’impegno, la creatività, la qualità del lavoro e l’attaccamento dei dipendenti. Proprio come altri aspetti della cultura organizzativa, dunque, la cultura della gioia dovrebbe essere promossa dal management e supportata a tutti i livelli dell’organizzazione. Benché sia il top management a dare l’esempio, infatti, saranno poi i manager intermedi e i capo servizio a fare in modo che i valori emotivi vengano praticati costantemente dai dipendenti. Sì, ma come fare in modo che i propri dipendenti si divertano o, quantomeno, si comportino come se si divertissero?
 
Ecco alcuni metodi:
CONTAGIO EMOTIVO
Un vasto filone di ricerca sul contagio emotivo dimostra che i membri dei gruppi “si attaccano” i sentimenti, attraverso l’imitazione dei comportamenti. Se entrate abitualmente in una stanza sorridendo, i vostri collaboratori sorrideranno a loro volta. Potreste anche chiedere, poi, espressamente, ai dipendenti, di diffondere quelle emozioni che avete loro trasmesso. Ubiquity dice “Manifestate la vostra gioia e condividetela”. Vail Resort: “Godetevi il vostro lavoro e condividete quello spirito contagioso”.
 
DEEP ACTING
Un altro modo per promuovere un’emozione desiderata è “il deep acting”. In questa tecnica, le persone fanno uno sforzo per provare un certo sentimento, e poi, quasi da un giorno all’altro, lo provano davvero. Immaginate che un dipendente abbia una situazione di emergenza familiare e vi chieda di assentarsi proprio in un periodo cruciale per l’azienda. Nonostante tentati dal gridargli: “Assolutamente no!”, potreste impegnarvi nell’acting profondo. Dicendogli: “Ovviamente dovresti stare con i tuoi”, e usando le stesse espressioni, gli stessi gesti e lo stesso tono di voce che usereste, se provaste compassione, potreste arrivare a provarla veramente.
 
YOGA DELLA RISATA
“È impossibile rimanere tesi o tristi, manifestando sintomi di allegria”, scriveva il famoso psicologo William James. Se è vero, che “si sorride perché si è felici”, dunque, è anche vero, come ribadisce il dottor Medan Kataria, ideatore dello yoga della risata, che “si è felici perché si sorride”. E sì, se simulate un sorriso, attivate i muscoli delle labbra e modificate l’espressione facciale. Il cervello “riconoscerà” quella configurazione muscolare, che è legata al sorriso e al buonumore, e questo lo renderà propenso ad uno stato d’animo migliore, avendo effetti benefici su tutto l’organismo. Il dottor William Fry, della Stanford University, ha dimostrato che dieci minuti di risate profonde equivalgono a trenta di vogatore, riguardo alla resistenza cardio vascolare. Attraverso lo yoga della risata ognuno di noi è in grado di cambiare il proprio stato d’animo e influenzare quello altrui. La risata libera nell’organismo sostanze che hanno effetti benefici sul sistema immunitario e migliorano il tono dell’umore. Perché non promuovere, allora, dieci minuti di yoga della risata al giorno, per tutti i dipendenti?
 
NEURO ARCHITETTURA
La neuro architettura studia in che modo i colori, le forme, i materiali degli oggetti e dei mobili che ci circondano, possono influire sul nostro umore. “Agli uomini il colore dona, in genere, grande diletto”, scriveva Goethe. In generale sono i colori chiari che migliorano l’umore. Ad esempio un tocco di giallo in ogni ufficio (senza però esagerare, altrimenti si possono creare frustrazione e rabbia), trasmette allegria. Per quanto riguarda le forme, secondo una ricerca condotta dall’Università della California, sarebbero le forme tondeggianti e le curve a trasmettere buonumore. “Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare”, diceva Winston Churchill. Ebbene, anche modificare, ogni tanto, la disposizione dei mobili del proprio ufficio o qualche dettaglio, come i cuscini, le tende ecc., può giovare all’umore, così come metter qua e là qualche piantina. E, se non dovesse bastare, possiamo riempire le bacheche con foto di dipendenti che ridono in occasione di eventi sociali o appendere, alle pareti dei box individuali, pupazzetti di supereroi o, per stare al passo con i tempi, anche di simpatici droni.
 
CONCLUDENDO
Molti studi empirici evidenziano che le emozioni influenzano il comportamento lavorativo delle persone. Le emozioni positive si associano costantemente a performance operative più elevate, aumento di creatività, maggiore impegno e coinvolgimento. Se i manager ignorano le emozioni, trascurano una parte fondamentale di ciò che motiva le persone e le organizzazioni. La cultura emotiva viene influenzata dal modo in cui tutti i dipendenti si comportano giorno per giorno, ma sta ai top manager stabilire quali emozioni aiuteranno l’organizzazione a prosperare, esemplificare quelle emozioni
e premiare coloro che fanno la stessa cosa.
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