5 FATTORI PER IL SUCCESSO

SIA NEL LAVORO CHE NELLA SFERA PERSONALE…
di Morgan Corso

 
Esiste una strana coincidenza per cui qualsiasi persona intervistata, che ha avuto successo a livello imprenditoriale, in qualsiasi parte del mondo e in qualsiasi settore, ha elencato gli stessi fattori che l’ha portata alla fama. Sono i cosiddetti “fattori del successo”. Esistono dei componenti umani ben precisi, che determinano l’affermazione dell’essere umano: sono state fatte ricerche scientifiche, riconosciute da più di vent’anni, e sono stati pubblicati su tutti i manuali di comunicazione e di gestione delle risorse umane, vediamole insieme.
 
1. AMBIZIONE: VOGLIO, FACCIO, SARÀ…
L’ambizione intesa non come “voglio, vorrei, sarebbe bello, mi piacerebbe, se avessi tempo…” ma come “voglio, faccio, sarà”: è una questione di tempo. Bisogna vederla come un bambino in un negozio di giocattoli, che sta guardando l’oggetto del suo desiderio con la madre e dice: “Mamma, voglio quello!”, non “Vorrei quello…” e questo è il vero atteggiamento di una persona ambiziosa. Poi accade che da piccoli veniamo condizionati dagli adulti, perché capita magari che la mamma non possa comprare il giocattolo e dica: “No, non posso!”, così il bambino perde l’ambizione e trasforma tutto ciò che vuole in “voglio, vorrei, se potessi”. Questo incide nell’adeguazione della persona, come un limite: la gente comune perde il vero significato di ambizione, mentre coloro che hanno raggiunto il successo hanno avuto anch’essi dei “no” e degli insuccessi, ma hanno mantenuto sempre vivo il desiderio di raggiungere il proprio traguardo.
L’ambizione è esattamente questo: mantenere i propri sogni vivi, pensare agli obiettivi come se fossero già realizzati.
 
2. VOLONTÀ: ARMONIA TRA CIÒ CHE VOGLIAMO E CIÒ CHE FAREMO PER RAGGIUNGERLO
La volontà è un’energia mentale che abbiamo nel momento in cui siamo in armonia tra ciò che vogliamo e ciò che faremo per raggiungerlo.
Esempio: se sappiamo che a breve dobbiamo andare in vacanza, succede sempre che la settimana prima di partire, iniziamo a non dormire, ad avere più energie e meno fame. Ciò dipende dall’ormone della felicità, la “dopamina”, che viene prodotto dal nostro corpo nel momento in cui stiamo facendo qualcosa che ci piace. È una sorta di droga… La nostra forza di volontà ci fa dunque mancare il sonno, l’appetito e la stanchezza, alza le nostre difese immunitarie e produce tanta energia: ecco perché chi svolge un lavoro che gli piace, ha molta più energia di chi invece pratica un lavoro che non ama.
 
3. DISPOSIZIONE AL RISCHIO: LA CAPACITÀ DECISIONALE…
“Chi non risica non rosica” si dice… Sia nella vita, ma si può applicare anche in altri ambiti: ad esempio, la Germania, che è la nazione più forte nella Comunità Europea dal punto di vista economico, applica questo concetto alla propria politica finanziaria: si dice infatti che “Si spendono più soldi per decisioni non prese, che per decisioni sbagliate”.
Anche Dante Alighieri, pone nel I girone dell’Inferno gli “ignavi”, ossia indecisi in vita, che nell’aldilà, come condanna, corrono in eterno dietro ad una bandiera, feriti e punti da vespe, proprio come monito: perché nella vita bisogna imparare a prendere delle decisioni.
Il 95% delle persone nel mondo non decide e rimanda a domani quello che dovrebbe fare oggi: questo vale per decisioni di lavoro, d’amore, economiche, familiari. Rimandiamo sempre a domani, quello che dovremmo fare invece “ieri”.
 
4. PERSEVERANZA: NON ARRENDERSI MAI
Il dizionario, alla voce perseveranza, recita: “… mantenere una linea d’azione, a prescindere da opposizioni, scoraggiamenti o passati fallimenti…”.
Se pensiamo alla storia dell’uomo, essa non è stata scritta da persone comuni, ma da persone perseveranti: Thomas Alva Edison, ad esempio, è noto per l’invenzione, nel 1879, della lampadina elettrica, ma nessuno sa che lui, per inventarla, ha dovuto perseverare per ben tredici anni e collezionare più di 10.000 fallimenti, prima di trovare il giusto equilibrio di quel filamento di carbone, per poter far accendere la lampadina elettrica. Prima che ci riuscisse, il suo migliore amico lo andò a trovare dicendogli: “Hai sbagliato, hai fallito, hai collezionato 9.999 fallimenti, basta Thomas, lascia stare!”, ma lui rispose: “Io non ho fallito, non ho sbagliato, ho solo trovato 9.999 modi per non inventare la lampadina elettrica: tanto a me ne serve solamente uno!”.
Tutta la storia dell’uomo è costellata di grandi personaggi che hanno creduto in un sogno, hanno lavorato duro, hanno rischiato e soprattutto hanno “perseverato”, finché non hanno raggiunto il proprio obiettivo.
Perseveranza è trovare soluzioni: non bisogna contare i fallimenti, ma solo raggiungere le soluzioni.
 
5. DILIGENZA: LE REGOLE DA SEGUIRE
Le regole sono generalmente odiate dall’uomo, ma, nonostante ciò, ovunque andiamo, siamo tenuti a rispettarle: guidiamo in macchina e dobbiamo seguire il codice della strada, andiamo in ufficio e abbiamo il codice del lavoro da rispettare, ci rechiamo in tribunale dove dobbiamo seguire il codice penale e civile… Praticamente l’uomo è circondato dalle regole: regole che per le persone normali sono qualcosa di fastidioso e difficile da rispettare, mentre per le persone di successo rappresentano i punti di forza per raggiungere i propri traguardi.
Mi viene in mente il film “Rain Man” (1988), in cui Dustin Hoffman interpretò il fratello autistico di Tom Cruise: ciò gli valse l’Oscar come attore non protagonista, e il motivo per cui lo vinse è che interpretò magnificamente un ruolo molto difficile. Però molti non sanno che l’attore visse due anni in una clinica per persone autistiche, per imitare e copiare dal vivo quel ruolo e passò i due anni successivi dallo psicologo, per tornare a parlare in modo normale. Chi glielo aveva chiesto? Nessuno: ecco come il successo viene anche da regole “non scritte”, che l’uomo impone a se stesso.
 
Ma i 5 fattori del successo non bastano, manca la cosa più importante…
Facendo un parallelismo con il motore di una macchina, i cinque fattori del successo rappresentano le candele, che danno lo scoppio per avviare l’automobile, ma il motore è una cosa ancora più importante: “l’atteggiamento interiore positivo”, che non è altro che la capacità di trasformare un evento negativo in positivo. Il successo passa attraverso una serie lunghissima di fallimenti, di errori, di resistenze esterne e interne, di problematiche che si incontrano lungo il percorso e purtroppo ci sono persone che si abbattono, falliscono e non vengono nemmeno ricordate: ci sono invece persone che nel momento della difficoltà, proprio quando tutte le resistenze esterne sono contrarie, riescono a trovare il lato positivo anche nelle cose negative e così raggiungono il successo.
Quando nasciamo siamo portati alla positività: si pensi ai bambini, che sono molto più ottimisti di noi, che non vedono il male, perché hanno ancora la propensione per la positività. È solo crescendo che veniamo condizionati dal mondo esterno (i genitori, la scuola, la televisione, gli amici, il partner), e veniamo trasformati in ciò che non siamo.
Perché perdiamo la positività? Per due motivazioni: la prima è che esistono delle persone che hanno lo scopo nella vita di privare gli altri di energia, quindi parlano agli altri in modo negativo, portano loro via l’entusiasmo, e raccontano sempre la storia di qualcuno che gli ha portato l’esperienza di qualcun altro. Poi ci sono invece le persone che “succhiano” l’energia positiva altrui, attraverso la lista delle cose negative che fanno gli altri. Fin da bambini siamo lodati per qualsiasi cosa facciamo: muoviamo il primo passo e ci battono le mani, pronunciamo la prima parola e ci fanno l’applauso, poi man mano che cresciamo finiscono le lodi e iniziano solo le critiche. È così anche in un rapporto di coppia: quando nasce una storia d’amore all’inizio è tutto rosa e fiori, poi dopo sei mesi non c’è più il complimento, la rosa, l’apprezzamento, ma c’è sempre e solo la lista delle cose che sbagli o che dimentichi.
Nella vita è più facile criticare, che lodare gli altri e questo fa diminuire la nostra autostima, che non viene così più allenata o nutrita a livello inconscio. E, se ciò non avviene, perdiamo la nostra positività, diventiamo vittime del mondo circostante, siamo falliti: il nostro scopo ultimo viene a mancare.
 
La scatola che contiene il successo: la “convinzione”…
Dobbiamo allenarci ad avere la convinzione, ossia la “scatola” che va a confezionare tutto quello che abbiamo detto sul successo: se non abbiamo la scatola, tutto ciò che si mette in piedi, non resiste.
Cosa è la convinzione? È la fede, credere in quello che si sta facendo… nella famiglia, nel progetto che si sta portando avanti, ma soprattutto in se stessi: se questa non c’è, tutto viene a mancare.
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