IL PROFESSIONISTA DELLA VALUTAZIONE DELLE PERFORMANCE PUBBLICHE

NASCITA, EVOLUZIONE, FUNZIONE
E KNOW-HOW DI UN PROFESSIONISTA CHE PUÒ RILANCIARE IL SETTORE PUBBLICO E LA COMPETITIVITÀ DEL NOSTRO PAESE
di Diana Potenza

 
NASCITA ED EVOLUZIONE DEL VALUTATORE PUBBLICO
La figura del valutatore delle performance pubbliche, nasce nel nostro Paese, alla fine degli anni ’90, con la norma istitutiva dei cosiddetti “Nuclei di Valutazione”: organismi composti da soggetti per lo più esterni alle amministrazioni, con il compito di valutare le performance dei manager pubblici, ai fini della corresponsione delle premialità contrattuali.
Nel 2009 la cosiddetta “Riforma Brunetta” rafforza la funzione valutativa nella sua indipendenza e finalità, attribuendo ai nuovi OIV (Organismi Indipendenti di Valutazione) anche il compito di valutare le performance delle organizzazioni pubbliche e non più solo quelle del management, al fine di migliorare i servizi alla comunità e la crescita professionale del personale.
La valutazione del settore pubblico è stata recentemente riportata al centro dell’attenzione dalla Legge 124/2015 (Riforma “Madia”), che correla la valutazione della performance del dirigente pubblico e dell’ente di appartenenza, non solo alla corresponsione delle eventuali premialità, ma anche alla carriera e al mantenimento stesso del ruolo dirigenziale. Al fine di rendere la funzione valutativa sempre più efficace, nell’orientare al miglioramento l’agire dell’organizzazione e del management pubblico, i decreti attuativi della citata legge rafforzeranno i requisiti di indipendenza, integrità e professionalità dei valutatori.
 
FUNZIONE E KNOW-HOW DEL PROFESSIONISTA DELLA VALUTAZIONE DELLE PERFORMANCE PUBBLICHE
“Con la Riforma Madia” – scrive Bruno Susio, consulente di direzione di numerosi enti pubblici, (Ago e filo. Contributo per chi misura e valuta le performance negli enti pubblici, B. Susio, rivista Meta Online, Gennaio 2016 – APCO), “lo spostamento del focus della valutazione è dirompente”. Il profilo di responsabilità che attiene al valutatore, viene definito in maniera più chiara, avvicinando la sua figura a quella del consulente di direzione “classico”. Ma, come sottolineato da Pietro Bevilacqua, consulente del Ministero della Funzione Pubblica, (La figura del professionista della valutazione delle performance pubbliche, P. Bevilacqua, rivista Meta Online, Gennaio 2016 – APCO), il valutatore in questione deve possedere un know-how multidisciplinare, poiché presiede sia le variabili organizzative generali (la visione d’insieme dell’organizzazione, l’audit, il controllo strategico e di gestione, la gestione e valorizzazione delle risorse umane, l’analisi e revisione dei processi di produzione di valore, la comunicazione organizzativa), sia quelle delle pubbliche amministrazioni in particolare (norma e prassi sui temi di maggiore rilievo per i compiti attribuiti, la contrattualistica di lavoro nazionale di settore e i contratti decentrati con i relativi orientamenti applicativi, la giurisprudenza aggiornata, norma e prassi in materia di prevenzione della corruzione e trasparenza, fondamenti di finanza e contabilità pubblica).
Per Susio, oltre alle competenze tecnico-professionali tipiche del mestiere del consulente, uno dei requisiti fondamentali del valutatore pubblico è l’empatia: “la capacità di comprendere appieno il cliente nei suoi problemi, per essergli veramente d’aiuto, dandogli consigli, trovando soluzioni”.
Cogliere non solo le esigenze dell’amministrazione che lo ha nominato e dell’ente a cui è a servizio, ma anche del contesto relazionale in cui opera è fondamentale, dunque, per un valutatore sempre più consulente. Un consulente altamente qualificato che, come dice Susio, “Deve prendere le misure dell’ente con cui collabora, come un sarto d’altri tempi e cucirgli l’abito addosso”, perchè è sul corpo sociale che sta lavorando e, se sbaglia, impedisce la crescita di tutti.
 
VALUTATORE PUBBLICO COME AGENTE DI CAMBIAMENTO
Una molteplicità di episodi, in questi anni e mesi, ha messo pesantemente a nudo le debolezze della Pubblica Amministrazione nel nostro Paese. Ciò ha generato una diffusa indignazione all’interno dell’opinione pubblica e non è un caso che il film campione d’incassi dell’anno abbia avuto come protagonista il cosiddetto “posto fisso”.
È nelle attese di tutti, dunque, che la recente Riforma, in tema di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche, produca un effettivo miglioramento della qualità dei servizi, un contenimento dei costi e una piena trasparenza sull’utilizzo delle risorse pubbliche. Il ridottissimo ricambio generazionale (conseguente al sostanziale blocco delle assunzioni), la scarsa mobilità dei manager pubblici, le troppe nomine politiche ai vertici (che hanno provocato un senso di frustrazione del personale di carriera), unite al fatto che la P. A. non è soggetta al mercato come agente regolatore, hanno costituito ulteriori ostacoli alla razionalizzazione e modernizzazione dei pubblici uffici. In questo contesto il valutatore delle performance può rappresentare un insostituibile fautore di innovazione e cambiamento dell’organizzazione e del management pubblico. La valutazione, infatti, non deve essere vista solo come strumento di premialità, ma anche come strumento strategico per orientare, attraverso il ciclo della performance, tutta l’azione amministrativa ai risultati e trasferire all’interno degli uffici pubblici, le esperienze, le competenze e il know-how, sviluppati nel mondo dell’impresa. Affinché la valutazione possa costituire un’effettiva leva di cambiamento, avverte però Valeria Sborlino, consulente di lunga data di management pubblico, (Una community dei professionisti per le amministrazioni pubbliche, V. Sborlino, rivista Meta Online, Gennaio 2016 – APCO), oltre che una “Visione larga e strategica della valutazione”, sono necessari altri due requisiti: “Un apparato solido di metodi e processi strutturati per la misurazione” e “comportamenti professionali di integrità e indipendenza, garantiti da regole ad hoc, ma soprattutto ancorati al principio di responsabilità del consulente valutatore”.
Sarà, quindi, importante in che modo i decreti attuativi della legge delega rafforzeranno i requisiti di indipendenza e integrità dei valutatori e struttureranno gli elementi oggettivi di raffronto (standard, benchmark), già presenti da decenni nel mondo anglosassone, utili per valutazioni sempre più puntuali e confrontabili.
 
ETICA PRIMA DI TUTTO
La “cultura della valutazione” potrà ricostruire la capacità progettuale della Pubblica Amministrazione e la competitività del nostro Paese solo e nella misura in cui sarà espressione di una cultura dell’etica, in modo da garantire meritocrazia, miglioramento dei risultati, motivazione e crescita professionale degli operatori pubblici. Onestà, moralità, indipendenza e terzietà dei valutatori, sono quindi fondamentali, per passare dal vecchio “ego-sistema”, incentrato unicamente al benessere di se stessi, ad un “eco-sistema”, che enfatizza il bene della comunità ed in cui più alta è la carica, tanto più forte è il legame verso i cittadini, più vasto è il potere, più rigoroso il servizio. I lavoratori pubblici, come tutti gli altri, vogliono guadagnare, avere sicurezza, ma anche obiettivi e sentirsi apprezzati: non sono vasi da riempire, ma fiaccole da accendere! La sfida è quella di guardare oltre gli stereotipi e ascoltarci a vicenda, in modo da fare insieme un buon lavoro, efficiente e umano. Nella P.A. ci sono tanti lavoratori ricchi di moralità e di vera professionalità, donne e uomini dalla schiena dritta, interessati ad un’Italia umana e competitiva, finalmente “civile”.
 
Per questo non vi lascerò con la citazione di Francis Scott Fitzgerald “Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato”, ma con la frase di Seneca che, quando gli chiedevano quanti anni avesse, rispondeva: “Gli anni che mi rimangono da vivere”. Non è il passato che determina il presente, ma il futuro: se immaginiamo che domani accadrà una cosa, quasi senza accorgercene, ci disponiamo in modo tale da farla.
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