MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE

INTERVISTA AL SOTTOSEGRETARIO ON. PIER PAOLO BARETTA
di Michela Flammini

 
L’usura nasce molto tempo fa, ma oggi ha forse assunto caratteristiche veramente preoccupanti. Cosa ne pensa?
L’argomento ha una forte sensibilità sociale, ma anche economica, perché chiaramente il tema dell’usura si colloca nell’ambito della necessità di liquidità delle famiglie e delle imprese, ma anche delle strutture del sistema economico: un tema antico, storico, che però in epoca moderna ha assunto delle sofisticazioni, legate anche alla diffusione della strumentazione tecnologica, che vanno affrontate innanzitutto con maggiore determinazione, ma soprattutto in una chiave di meccanismi sovranazionali.
Normalmente si pensa che l’usura sia un problema territoriale, contatto diretto tra l’usuraio e la persona che ha bisogno di risorse ed ovviamente questo è vero dal punto di vista dei rapporti diretti, però dietro a ciò ormai è presente un complesso sistema di interessi, un vero e proprio circuito finanziario alternativo, parallelo a quello ufficiale.
L’usura ha molte facce: non esiste solo quella classica dell’alto tasso, ma ad esempio nel momento in cui si gestiscono i prestiti in modo che questi vengano dati soltanto a certe condizioni, solo a fronte di certe garanzie, oppure addirittura in cambio di favori, anche quella è una forma di usura…
 
Quali azioni possono essere attuate dalle istituzioni, per contrastare l’importante fenomeno dell’usura?
Questa domanda richiama un problema più generale, che non riguarda solo l’usura, ma l’intero sistema finanziario: è di fondamentale importanza riconoscere l’esistenza di un “deficit” della cultura finanziaria e dell’informazione finanziaria, in primo luogo tra i cittadini, ma, paradossalmente, anche tra gli imprenditori, soprattutto tra i piccoli imprenditori, radicati nel territorio.
Il tema dell’educazione finanziaria è la prima risposta che bisogna dare alle varie strutture: usciamo oggi da una situazione in cui abbiamo assistito agli effetti di prestiti deteriorati di alcune banche italiane, quindi all’interno del sistema legalizzato, ma si potrebbe definire usura anche quella. Il fatto che alcuni risparmiatori si siano trovati coinvolti in offerte, che hanno prodotto una perdita completa del loro capitale investito e hanno trascinato poi queste banche in una crisi ancora irrisolta, può rientrare nel campo dell’usura. Questa vicenda ha posto anche il serissimo problema degli indennizzi che, come MEF, stiamo affrontando, nel tentativo di non lasciare gli investitori senza protezione, ma contemporaneamente ci rendiamo conto che, distinguere tra chi è veramente stato truffato e chi invece ha fatto delle scelte rischiose, ma libere e soggettive, è un’operazione affatto semplice. Inoltre tale evento ha messo in evidenza proprio la carenza di conoscenza e di informazione finanziaria tra i cittadini, perché è vero che in molti casi sono stati offerti dei prodotti non sani, ma è vero anche che, se chi investe è in grado di capire cosa sta facendo, è anche in grado di fermarsi in tempo e di sapere quando e dove intervenire. E se questo è evidente per il sistema finanziario legale, possiamo immaginare quanto possa essere importante per l’usura.
 
Esistono anche altre soluzioni?
Una seconda strada per risolvere questo problema è facilitare l’accesso al credito: il problema delle sofferenze delle banche è molto delicato e lo stiamo già affrontando, ma questo ha portato giustamente e comprensibilmente le banche ad essere prudenti nella loro azione e a calcolare maggiormente il tasso di rischio, questo è corretto, ma l’effetto è che, soprattutto nei casi familiari, diventa molto difficile ottenere un prestito.
In questo senso, un servizio importante, nel sistema finanziario, è quello degli istituti di micro credito e alcune banche che si occupano prevalentemente di erogazione di prestiti nel settore sociale. Il micro credito è un sistema straordinario: è paradossale che si rivolgano al micro credito le persone meno abbienti, eppure il tasso di solvibilità sia il più alto; quindi allargare l’istituto del micro credito (ed ogni banca potrebbe dedicare una sezione a questo settore) significa allargare le possibilità di accesso al credito. Questo è un aspetto importante anche per le imprese: per esempio durante la crisi di otto anni che abbiamo alle spalle, molte aziende si sono salvate grazie alle Confidi, consorzi di garanzia collettiva dei fidi, che hanno consentito alle imprese di accedere al credito.
 
Ci sono altri fattori, che hanno contribuito al fenomeno dell’usura?
Uno dei delicati problemi che abbiamo avuto in seguito alla trasformazione tecnologica è stata la “spersonalizzazione del sistema bancario”: una volta, in una piccola filiale di provincia, il direttore, con la propria clientela, aveva un rapporto personale e diretto, conosceva la storia delle persone e delle famiglie; questo gli dava dei margini di valutazione del rischio molto più immediati e concreti di quelli che può dare un computer, a centinaia di chilometri di distanza dal luogo in cui avviene tale richiesta.
Ecco quindi una serie di strade che direttamente o indirettamente confinano l’usura in un campo sempre più ristretto e la condannano, come va condannata, ad essere sempre più residuale nel mercato. Questo aspetto va valutato con molta attenzione in un momento cruciale come quello presente: siamo infatti in un periodo di transizione, dopo la recessione, verso una prima ripresa ed è il momento in cui la domanda di risorse e di finanziamenti si fa più intensa.
 
Legato al tema dell’usura, oltre al problema dell’informazione finanziaria, è sentita da più parti la necessità di una chiara interpretazione della Legge 108/96 sull’usura, pensa che ci saranno ulteriori progressi normativi in tal senso?
Esistono norme molto severe sull’usura e in tal senso forse è più facile procedere per aggiustamenti successivi, che non aspettare un disegno unico di legge. Degli aggiustamenti normativi ci sono di continuo in questo ambito, quello del credito è un settore sempre in evoluzione: si pensi alle normative europee, non è certo un settore statico dal punto di vista dell’intervento che le banche, gli imprenditori e anche il pubblico possono fare.
Tornando alla domanda specifica, la risposta è ovviamente “Si”: è necessario ed auspicabile un miglioramento della normativa, attraverso un incessante aggiustamento e una continua risistemazione della legislazione già esistente.
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