Quali sono le differenze tra agente e procacciatore d’affari?

 

Esiste una linea sottile di demarcazione che divide il procacciatore d’affari dall’agente. Le due figure professionali sono senz’altro affini, ma presentano alcune differenze, soprattutto dal punto di vista giuridico.

 

Il procacciatore d’affari è una figura professionale molto diffusa al giorno d’oggi, ma della quale non sussiste una vera e propria regolamentazione di riferimento. Si è soliti inquadrare tale professione nel contratto di collaborazione atipico[1], ovvero quale rapporto di lavoro non disciplinato dal Codice Civile, ma che si è sviluppato nella prassi per mezzo delle regole e principi fissati dalla dottrina e dalla giurisprudenza.

Il procacciatore d’affari svolge propriamente attività di intermediazione, ovvero ha il compito di individuare e segnalare opportunità commerciali e/o affari, mettendo in contatto l’imprenditore, il proponente, con il potenziale cliente al fine di favorire la conclusione di un accordo. Non percepisce una retribuzione fissa, ma una provvigione per ogni affare che ha avuto regolarmente esecuzione, ovvero una percentuale sul prezzo di vendita dei beni oggetto del contratto[2],  e svolge la sua attività in maniera occasionale, potendo lavorare per più di un proponente senza alcuni vincolo di esclusiva.

Nel contratto, però, potrebbe anche essere inserita una clausola che prevede un obbligo di non concorrenza a carico del procacciatore, ad indicare che esso non può assumere/svolgere incarichi per conto di altre società che trattano prodotti affini a quelli oggetto del contratto stesso. Ad ogni modo, esso svolge la propria attività in piena a completa autonomia, senza alcun vincolo o dipendenza.

Tuttavia, occorre specificare che vi possono essere due tipi di procacciatore: continuativo occasionale.

Il primo deve necessariamente essere iscritto al registro delle imprese, aprire una partita IVA all’agenzia delle entrate e ottemperare ad una serie di obblighi fiscali, tra cui l’obbligo di fatturare le provvigioni e versare l’IVA (mensilmente o trimestralmente). Nel secondo caso, invece, non è richiesta alcuna iscrizione, ma per lavorare occorre semplicemente il codice fiscale. Inoltre, non deve essere tenere alcuna contabilità fiscale e si può guadagnare fino a 5.000€ l’anno. Oltre i 5.000 €, infatti, si diventa procacciatore d’affari continuativo e si deve adempiere agli obblighi sopracitati.

Essi, pertanto, svolgono le stesse identiche mansioni, con la sola differenza della retribuzione annuale e delle modalità di esercizio della propria attività.

La figura dell’agente, invece, ricade nell’ambito della disciplina del contratto di agenzia, previsto agli artt. da 1742 a 1752 del Codice Civile.

Dall’articolo 1742, comma 1, del c.c. si ricava la definizione di agente: “Col contratto di agenzia una parte assume stabilmente l’incarico di promuovere, per conto dell’altra, verso retribuzione, la conclusione di contratti in una zona determinata”.

L’agente, dunque, è colui che si assume l’incarico di concludere, per conto del proponente e dietro il pagamento di una retribuzione, contratti in una sfera territoriale, in maniera stabile e continuativa. Esso è vincolato al rispetto di specifici obblighi comportamentali, tra cui l’obbligo di tutelare gli interessi del proponente, dell’agire con lealtà e buona fede, dello svolgere gli incarichi affidategli conformemente alle istruzioni ricevute, del fornire informazioni sulle condizioni di mercato nella zona di sua competenza, oltre a informazioni utili per valutare la convenienza degli affari[3].

Esso ha diritto ad una provvigione su tutti gli affari conclusi durante il contratto. In particolare, l’art. 17448 del codice civile (Diritti dell’agente ed obblighi del proponente) dispone quanto segue:

        1. Per tutti gli affari conclusi durante il contratto, l’agente ha diritto alla provvigione quando       

            l’operazione è stata conclusa per effetto del suo intervento.

 

       2.  La provvigione è dovuta anche per gli affari conclusi dal preponente con terzi che l’agente aveva

            in precedenza acquisito come clienti per affari dello stesso tipo o appartenenti alla zona o alla  

            categoria o gruppo di clienti riservati all’agente, salvo che sia diversamente pattuito.

 

      3.  L’agente ha diritto alla provvigione sugli affari conclusi dopo la data di scioglimento del

           contratto se la proposta è pervenuta al preponente o all’agente in data antecedente o gli affari

           sono conclusi entro un termine ragionevole dalla data di scioglimento del contratto e la

           conclusione è da ricondurre prevalentemente all’attività da lui svolta; in tali casi la provvigione

           è dovuta solo all’agente precedente, salvo che da specifiche circostanze risulti equo ripartire la

           provvigione tra gli agenti intervenuti.

 

      4.  Salvo che sia diversamente pattuito, la provvigione spetta all’agente dal momento e nella

           misura in cui il preponente ha eseguito o avrebbe dovuto eseguire la prestazione in base al

           contratto concluso con il terzo. La provvigione spetta all’agente, al più tardi, inderogabilmente

           dal momento e nella misura in cui il terzo ha eseguito o avrebbe dovuto eseguire la prestazione

           qualora il preponente avesse eseguito la prestazione a suo carico.

 

      5. Se il preponente e il terzo si accordano per no dare in tutto o in parte esecuzione al contratto,

          l’agente ha diritto, per la parte ineseguita, ad una provvigione ridotta nella misura determinata

          dagli usi o in mancanza, dal giudice secondo equità.

 

      6. L’agente è tenuto a restituire le provvigioni riscosse solo nella ipotesi e nella misura in cui sia

          certo che il contratto tra il terzo e il preponente non avrà esecuzione per cause non imputabili al

          preponente. E’ nullo ogni patto più sfavorevole all’agente.

 

     7. L’agente non ha diritto al rimborso delle spese di agenzia.

 

L’agente promuove la conclusione di contratti per conto del proponente, che può non essere necessariamente un’impresa, ma non può stipularli direttamente. Una caratteristica fondamentale è la circoscrizione territoriale, la cui assenza comporta una ridefinizione del rapporto di lavoro. Questo significa che se non si può parlare di agente se esso non è legato ad una zona territoriale specifica.

In conclusione, si può affermare che le differenze tra le due figure professionali attengono propriamente al rapporto di lavoro che si instaura con il proponente. Da un lato un rapporto occasionale, senza alcun vincolo di esclusività, di dipendenza o collaborazione, caratterizzato inoltre da una piena autonomia di organizzazione e di gestione del lavoro. Dall’altro, un’obbligazione contrattuale durevole, continuativa, con vincolo di collaborazione (essendo l’agente il collaboratore del proponente) e con scarsa libertà d’azione dovendo l’agente attenersi scrupolosamente alle istruzioni ottenute.

 

 

 

Giorgiana Grazioli

Approfondimenti:

 

http://www.laleggepertutti.it/124570_procacciatore-daffari-chi-e

http://www.altalex.com/documents/altalexpedia/2016/01/21/contratto-di-agenzia

http://www.laleggepertutti.it/116353_differenza-tra-agente-e-procacciatore-di-affari

 

[1] Con il termine di contratti atipici, si vanno a indicare tutti quei rapporti di lavoro, o comunque accordi fra due o più parti, che nono sono esplicitamente disciplinati dal diritto civile. Sono quindi contratti creati appositamente fra le parti sulla base di reciproche esigenze che possono emergere durante la fase di negoziazione;

[2] Il procacciatore d’affari riceverà una provvigione esclusivamente sui contratti sottoscritti e a pagamento integrale della somma dovuta al proponente;

[3] Gli obblighi dell’agente sono elencati all’articolo 1746 del codice civile;

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