COSA FARE PER I MUTUI A TASSO VARIABILE? DAL PRIMO GENNAIO 2023 COSA CAMBIA (NON PER TUTTI)

0
244

LA LEGGE DI BILANCIO PER IL 2023, APPROVATA DAL CONSIGLIO DEI MINISTRI IL 21 NOVEMBRE 2022, HA RICEVUTO IL VIA LIBERA DEFINITIVO DEL SENATO IL 29 DICEMBRE 2022.

Per attenuare l’impatto degli aumenti dei tassi di interesse sui mutui a tasso variabile è stata ripristinata la norma del 2012 che permette di trasformare i mutui ipotecari da tasso variabile a tasso fisso.

Requisiti per beneficiare di questa misura: Isee fino a 35.000 euro e tetto massimo del mutuo a 200.000 euro per l’acquisto della prima casa.

Chi può cambiare mutuo?

Quasi sicuramente potrà passare al tasso fisso chiunque abbia sottoscritto un mutuo con tasso variabile da utilizzare per l’acquisto o per la ristrutturazione di una casa prima dell’entrata in vigore della finanziaria.

Le condizioni da rispettare sono:

1) I titolari del mutuo a tasso variabile inoltre non devono avere un reddito ISEE superiore a 35 mila euro

2) Non avere morosità

3) Il mutuo non può essere superiore ai 200mila euro

4) Il tasso originale dev’essere variabile “puro”: sono escluse i mutui con CAP (variabile a tetto fisso), con opzione (ovvero che già prevedono la possibilità del passaggio da un tasso all’altro), variabili a rata costante e affini.

Il sottoscrittore del mutuo deve, ovviamente, rinegoziare con la banca il suo contratto. L’operazione avverrà “gratuitamente”, senza spese di commissione. Contestualmente si potrà chiedere anche una variazione della durata residua del mutuo, con un alleggerimento della rata, con un allungamento massimo di 5 anni a patto che la durata residua, al momento della rinegoziazione, non superi i 25 anni.

Il tasso fisso che verrà applicato ex novo non dovrà essere superiore al tasso ottenuto sulla base del tasso minore tra l’Irs euro a 10 anni e l’Irs euro della durata residua del mutuo: per quanto riguarda lo spread, quello applicato all’Irs dovrà essere uguale a quello applicato al mutuo precedente, quindi uguale allo spread di quello a tasso variabile.

La formula è un po’ complicata ma, tradotta in soldoni, significa che al tasso fisso viene aggiunta una quota di interessi legati ai cosiddetti Irs, i contratti speculativi che consentono alle banche di ridurre le perdite in caso di tassi troppo alti con mutui a tassi fissi.

Attualmente la quota di interessi legata agli Irs è dello 0,75%. Al momento i mutui a tasso variabile viaggiano verso interessi del 6%. Dal momento che quelli fissi sono al di sotto del 3%, in vantaggio è evidente. Con gli attuali tassi di interesse, la rata di un mutuo “variabile” può aumentare fino a 90 euro al mese per un prestito di 100mila euro da restituire in venti anni.

Dalla redazione di ASFINANZA