IL MERCATO DEGLI APPALTI PUBBLICI IN ITALIA (fonte ANAC)

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SECONDO LA RELAZIONE SVOLTA DA ANAC (AUTORITA’ NAZIONALE ANTICORRUZIONE) IL VALORE ECONOMICO DELLE GARE PUBBLICHE È CIRCA 200 MILIARDI DI EURO.

Esaminando tutti gli affidamenti sopra i 40.000 euro l’importo totale è di 199,4 miliardi di euro. Con un aumento del 6,6% rispetto al 2020, del 15,3% rispetto al 2019 e del 36% rispetto alla flessione del 2016, anno di entrata in vigore del nuovo codice dei contratti. I dati sulla domanda di contratti pubblici nel 2021 confermano una crescita degli appalti già in ripresa dal 2018.

Le novità normative introdotte con i decreti legge Semplificazione (n. 76/2020 e n. 77/2021) hanno avuto un forte impatto sui contratti pubblici per le deroghe temporanee applicate al Codice degli Appalti negli affidamenti di importo inferiore alla soglia di rilevanza comunitaria.

Nel 2021 si è registrato un maggiore ricorso da parte delle stazioni appaltanti agli affidamenti diretti e alle procedure negoziate con una crescita costante della quota di affidamenti aggiudicati secondo tali modalità procedurali.

A fronte di un aumento della domanda del mercato, le gare “aperte” nel 2021 sono state solo il 18,5% delle procedure totali. Nel 37,1% e nel 37,6% dei casi le stazioni appaltanti sono ricorse rispettivamente a procedure negoziate senza pubblicazione del bando e all’affidamento diretto.

Per quanto concerne i valori assoluti, la procedura aperta resta comunque la modalità con cui si affida il maggior importo dei contratti pubblici (51,4%), cui seguono la procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando (19,6%) e la procedura ristretta (17,6%).

Rispetto al 2020 si segnala un rilevante aumento della procedura ristretta, sia per numero complessivo di procedure avviate (12.291 con +217,5%) sia per importo (euro 35.187.719.030 con +97,3%). Segue l’affidamento diretto (80.153 procedure +69,5%) e la procedura negoziata previa pubblicazione di bando (2.110 procedure con +9,7%), che in termini di importo valgono rispettivamente Euro 12.384.801.762, +43,2%, ed Euro 9.655.423.301, con +33,3%. In diminuzione rispetto al precedente anno le procedure negoziate senza pubblicazione di bando, che in termini di importo valgono 39.090.941.715, -22,5%. Aumentato rispetto al 2020 il valore dei contratti di servizi, + 33,9% con circa 69,9 miliardi di euro, e delle forniture, con +6,0% e circa 86,1 miliardi di euro. Diminuiti del -19,0% i contratti di lavori, per un valore di circa 43,4 miliardi di euro.

I settori ordinari assorbono l’89,0% del numero delle procedure e circa il 76,8% dell’importo complessivo della domanda. I settori con valore economico maggiormente in crescita sono stati quello dei contratti di servizi (+ 33,9%, con un valore, nel 2021, di circa 69,9 miliardi di euro) e delle forniture (+6,0%, con un valore degli affidamenti pari a circa 86,1 miliardi di euro). Diminuiti del 19,0% i contratti di lavori, per un valore di circa 43,4 miliardi di euro.

I servizi maggiormente impattanti sull’importo dei contratti aggiudicati concernono il settore dei rifiuti urbani e il settore dell’assistenza sociale (con un incremento rispetto al 2020 rispettivamente di + 20,5% e +52,2%), ma in generale tutti i servizi sono in aumento rispetto al 2020. Aumenta il numero di gare: nel 2021 sono in totale 213.131 i Cig, i codici che identificano la singola gara nella Banca dati nazionale dei contratti pubblici di Anac (erano 174,261 nel 2020), tra settore ordinario, con 189.748 Cig, e settore speciale, con 23.383 Cig. L’importo medio è di 935.615 euro a procedura (806.974 euro per i settori ordinari e 1.979.510 per i settori speciali).

Riguardo al tipo di strumento scelto per lo svolgimento delle gare, la procedura più utilizzata è quella tramite piattaforme telematiche di negoziazione che occupa il 60,8% del mercato con 129.502 procedure e il 65,1% del valore economico. Numericamente seguono le procedure svolte in modalità tradizionale o ‘cartacea’ con il 24,7% e 52.622 Cig, ma al terzo posto in valore economico con l’11,6%, dopo gli accordi quadro che valgono il 15,1% del valore economico. Le centrali di committenza sono il comparto che affida maggiormente con procedure aperte o ristrette (73,5% degli affidamenti), così come con riferimento agli importi degli affidamenti, seguito dal settore di edilizia residenziale/immobiliare, rispettivamente l’uno con il 90,2% e l’altro con il 76,9% della spesa complessiva. La tipologia di fornitura più acquistata per effetto del Covid-19 nel 2021 è stata quella dei prodotti farmaceutici, in aumento del 16,2%, seguita dalle apparecchiature mediche in crescita del 14,0% rispetto al 2020. Rilevanti gli acquisti per vaccini anti Covid e test diagnostici per la ricerca molecolare del SARS-CoV-2.

Le categorie di opere il cui valore ha registrato il maggior aumento percentuale sono quelle relative al “Restauro e manutenzione dei beni immobili sottoposti a tutela”, aumentati del 49,5%, e le “Opere fluviali, di difesa, di sistemazione idraulica e di bonifica” con +29,6%. In calo, Strade, autostrade, ponti, viadotti, ferrovie, metropolitane’ in calo del 36,2%.

Tipologia di stazioni appaltanti il valore complessivo della domanda dei circa 199,4 miliardi di euro è associata per il: 26,8% al settore servizi di interesse generale quali enti, concessionari e imprese di elettricità, gas, trasporti, telecomunicazioni, servizi postali, gestione rifiuti, ecc.; – 23,6% alle centrali di committenza (escluse le centrali di committenza del settore sanità): il 5,3% del valore complessivo della domanda è afferente a Consip; – 16,7% al settore sanità; – 15,9% al settore enti locali (13,1% ai Comuni). Sul piano numerico, anche quest’anno pesano maggiormente le procedure associate al settore enti locali (36,1%), seguite dal settore sanità (20,6%) e dal settore servizi di interesse generale quali elettricità, gas, trasporti, ecc. (18,5%)

La spesa regionale Lavori: rispetto alla spesa complessiva per lavori, la quota maggiore è localizzata in Lazio e in Lombardia (entrambi di circa il 2,4%), seguita dall’Emilia-Romagna (+1,8%). Gli appalti di lavori di rilevanza nazionale o sovraregionale (appalti comuni a tutte le regioni o a parte di esse) rappresentano invece il l’1,2% del totale. A livello di numerosità la Lombardia e il Piemonte rappresentano (rispettivamente con il 4,1% e il 2,6%) le prime due regioni a livello di numero di appalti affidati in relazione ai lavori. Gli importi medi più elevati, sempre a livello di lavori, corrispondono invece alla Liguria e al Molise.

Servizi: la spesa complessiva dei servizi è focalizzata in Lombardia e in Lazio (rispettivamente per il 5,7% e il 4,9% del valore complessivo dei servizi). Gli appalti di servizi di rilevanza nazionale o sovraregionale rappresentano invece il 5,1% del totale. A livello di numerosità sempre la Lombardia e il Lazio rappresentano (rispettivamente con il 5,5% e il 5,2%) le prime due regioni a livello di numero di appalti affidati in relazione ai servizi. Gli importi medi più elevati, sempre a livello di servizi, corrispondono invece alla Liguria e al Friuli-Venezia Giulia. Forniture: l’8,0% della spesa complessiva delle forniture è localizzata in Lombardia, seguita dalla Toscana, 4,0%, e dal Lazio con il 3,8%. Gli appalti di forniture di rilevanza nazionale o sovraregionale rappresentano il 9,4% del totale. Le regioni della Lombardia e del Lazio sono le destinatarie di più appalti, rispettivamente 4,4% e 3,7%, seguita dalla Campania (2,4%). Gli importi medi più elevati, sempre a livello di forniture, corrispondono invece al Trentino-Alto Adige e alla Lombardia