La Finanza Alternativa per le PMI in Italia

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Da Il Quaderno di ricerca “La finanza alternativa per le PMI in Italia” curato dal Politecnico di Milano, con il supporto di Unioncamere ed Innexta, giunto alla sua 5° edizione, riportiamo un analisi del momento in merito alla Finanza Alternativa.

Il mercato della finanza ‘alternativa’ per le PMI rispetto al credito bancario continua a crescere in Italia. Nel 2021 ha mobilitato risorse per oltre € 4,5 miliardi (contro i € 3,2 miliardi del 2020) e il primo semestre del 2022 è andato molto bene, con un flusso record di € 2,6 miliardi.

Si tratta di un risultato cui ha contribuito in misura significativa la mano ‘pubblica’ grazie ai capitali investiti direttamente e indirettamente (o garantiti) da istituzioni europee come il Fondo Europeo per gli Investimenti e da enti come Cassa Depositi e Prestiti e Fondo Italiano di Investimento SGR.

Però la raccolta dei fondi dedicati al private capital segna il passo, rallenta la corsa alla quotazione su Euronext Growth Italia, le campagne di crowdfunding raccolgono meno velocemente.

Per contro con l’inflazione che cresce, i costi dell’energia e delle materie prime aumentano, il BTp decennale rende più del 4,5% annuale, tutto questo mette in dubbio la crescita futura della finanza alternativa.

In questo scenario di maggiore incertezza e rischio, sono le asset class legate all’equity che mostrano segnali di debolezza, mentre corre il debito (direct lending e minibond).

C’è poi l’aspettativa che nel breve termine possa ulteriormente restringersi l’offerta di capitale dal mondo bancario, il che potrebbe anche favorire la finanza alternativa come canale ‘di riserva’ e incentivare le PMI a prevenire eventuali gap finanziari futuri cogliendo oggi l’opportunità immediata di ottenere credito dai fondi e attraverso le piattaforme fintech.

Sarà dunque interessante capire se un eventuale (e ovviamente non auspicabile) peggioramento del contesto economico e finanziario potrà frenare la rincorsa della finanza alternativa in Italia rispetto agli altri Paesi UE, oppure rafforzarne il ruolo di strumento addizionale utile per ridurre i vincoli di accesso al capitale per le PMI.

Per eventuali approfondimenti e per leggere il testo originale andate al link:

Si tratta di un risultato cui ha contribuito in misura significativa la mano ‘pubblica’ grazie ai capitali investiti direttamente e indirettamente (o garantiti) da istituzioni europee come il Fondo Europeo per gli Investimenti e da enti come Cassa Depositi e Prestiti e Fondo Italiano di Investimento SGR.

https://www.osservatoriefi.it/efi/wp-content/uploads/2022/11/reportaltfin2022.pdf

Il testo è liberamente ripreso dalla presentazione della ricerca.

Dalla redazione di ASFINANZA