MUTUI VARIABILI CON FLOOR: LA CAUSOLA È VESSATORIA. Come ottenere il rimborso degli interessi

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Gli italiani possono richiedere la restituzione di una parte degli interessi versati sulle rate di mutuo dal 2015 al 2022.

Antonio Suero Presidente di AS Finanza&Consumo, spiega come la Corte d’Appello di Milano ha bocciato la cosiddetta clausola floor che in determinati casi svincola il tasso di interesse dall’Euribor.

“La Corte d’appello di Milano – dice Antonio Suero, presidente di AS Finanza&Consumo – ha stabilito che la clausola è vessatoria.

In pratica, il cliente che richiedeva il mutuo doveva averla sottoscritta e firmata per approvarla in maniera esplicita.

Se il contratto di mutuo non lo prevedeva, allora il cliente può chiedere un rimborso”.

Le banche nei contratti di mutuo applicano un tasso di interesse che è dato dallo spread più il tasso Euribor.

A partire dal 2011, le politiche espansive adottate dalla BCE hanno causato una progressiva riduzione dell’Euribor; dal 2015 fino a circa metà del 2022 il valore del tasso Euribor è sceso addirittura sotto lo zero.

Nell’arco di questo anni, i tassi dei contratti di mutuo sono calati a loro volta, le banche per tutelare i propri interessi, hanno invece fatto ricorso alle clausole floor, stabilendo che la componente dell’Euribor non potesse mai scendere al di sotto dello zero.

La clausola floor, inserita nei contratti di mutuo a tasso variabile, implicava, infatti, che, nel caso in cui il parametro di riferimento del tasso (Euribor) avesse assunto valore negativo, lo stesso sarebbe stato considerato pari a zero, con la conseguenza che il tasso globale, composto dal parametro di riferimento sommato allo spread concordato, non sarebbe stato in alcun caso inferiore allo spread concordato.

Con la sentenza delle scorse settimane, Corte d’Appello di Milano ha tuttavia corretto quello che definisce “uno squilibrio giuridico e normativo” che consente “ad una sola parte (la Banca) di trarre pieno beneficio dalle variazioni a sé favorevoli dell’indice e di limitare il pregiudizio derivante dalle variazioni a sé sfavorevoli”.

“La clausola floor – continua Suero – qualora non sia stata oggetto di specifica trattativa con il consumatore, deve considerarsi vessatoria: malgrado la buona fede, determina per il consumatore uno squilibrio significativo dei diritti e obblighi discendenti dal contratto, consentendo alla sola banca di limitare il pregiudizio derivante dalle variazioni del tasso Euribor a sé sfavorevoli. “.

“È una buona opportunità per i consumatori italiani – conclude Suero -, soprattutto in un momento, come quello che stiamo affrontando, in cui le imprese e le famiglie si trovano in estrema difficoltà ed i tassi continuano ad aumentare.”.

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Alcuni estratti virgolettati sono ripresi dalla sentenza della Corte d’Appello di Milano, Sez. I, sent. 06/09/2022 n. 2836, che è possibile leggere integralmente con clic sul link seguente:

https://www.asfinanza.com/wp-content/uploads/2022/11/CA-milano-sez-i-6-settembre-2022-n-2836.pdf

Dalla redazione di ASFINANZA

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