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APRIRE UN FONDO PREVIDENZIALE A UN FIGLIO MINORE: UNA SCELTA PER IL SUO FUTURO

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Quando si pensa al futuro dei propri figli, le prime cose che vengono in mente sono spesso gli studi, la casa, l’università o l’avvio di un’attività professionale. C’è però un’altra possibilità, meno conosciuta ma molto interessante: iniziare fin da quando il figlio è minorenne un percorso di previdenza complementare.

In Italia, infatti, anche i familiari fiscalmente a carico, compresi i figli, possono aderire alla previdenza complementare. Il genitore può quindi effettuare versamenti a favore del figlio, costruendo nel tempo una posizione previdenziale intestata direttamente a lui. 

Come funziona?

Il principio è semplice: il genitore apre, secondo le modalità previste dal prodotto scelto, una posizione di previdenza complementare intestata al figlio e versa periodicamente una somma.

Non è necessario partire con importi elevati. Anche un versamento mensile contenuto può diventare significativo se mantenuto per molti anni, grazie alla possibilità di beneficiare del rendimento degli investimenti e, soprattutto, di un orizzonte temporale molto lungo.

La previdenza complementare nasce principalmente con l’obiettivo di integrare la pensione pubblica, ma una posizione aperta in giovane età può rappresentare anche un modo per iniziare molto presto a costruire una forma di risparmio previdenziale di lungo periodo. 

Il primo grande vantaggio: il tempo

Quando si investe per un figlio appena nato o ancora minorenne, il fattore più importante è probabilmente il tempo.

Un ragazzo che inizia a costruire la propria posizione previdenziale a 10, 15 o 17 anni può avere davanti a sé diversi decenni di partecipazione alla previdenza complementare.

Questo consente di sfruttare maggiormente il cosiddetto effetto della capitalizzazione composta: i rendimenti maturati possono a loro volta generare ulteriori rendimenti nel corso degli anni.

Per questo motivo, a parità di importo complessivamente versato, iniziare prima può fare una differenza importante rispetto all’inizio dell’investimento in età adulta.

Naturalmente, il risultato finale dipenderà dalla durata, dai contributi versati, dai costi e dalla linea di investimento scelta: non esistono rendimenti garantiti per le forme di previdenza complementare che investono sui mercati finanziari.

Il secondo vantaggio: la deduzione fiscale

Uno degli aspetti più interessanti per il genitore è il trattamento fiscale.

I contributi versati a favore di un familiare fiscalmente a carico possono essere portati in deduzione dal reddito del familiare che sostiene la spesa, per la parte non già dedotta dal familiare stesso.

Il limite complessivo ordinario di deducibilità è 5.164,57 euro all’anno, considerando anche gli eventuali contributi versati per la propria posizione previdenziale e quelli eventualmente versati dal datore di lavoro. 

In altre parole, versare 1.200 euro all’anno nel fondo pensione del proprio figlio può non significare necessariamente sostenere un costo fiscale netto di 1.200 euro: la deduzione riduce il reddito imponibile del genitore e può quindi determinare un risparmio d’imposta, in funzione della sua situazione fiscale.

È importante però sottolineare che la deduzione non è un rimborso integrale del versamento. Il beneficio effettivo dipende dal reddito e dall’aliquota marginale del genitore.

Un esempio concreto

Immaginiamo un genitore che versi 100 euro al mese a favore del figlio.

Il versamento annuale sarebbe:

100 € × 12 mesi = 1.200 € all’anno

Se il genitore dispone della necessaria capienza fiscale, il contributo può rientrare nella deduzione prevista per la previdenza complementare.

Il vero potenziale, tuttavia, si trova nel lungo periodo.

Se quei 100 euro mensili venissero versati per molti anni, il capitale potrebbe crescere non soltanto grazie ai nuovi contributi, ma anche grazie ai rendimenti eventualmente prodotti dal capitale già accumulato.

È proprio questo il motivo per cui la previdenza complementare può essere particolarmente interessante quando viene iniziata molto presto.

Un vantaggio spesso sottovalutato: la tassazione dei rendimenti

Anche il trattamento fiscale degli investimenti rappresenta un elemento da considerare.

I rendimenti maturati nella previdenza complementare sono generalmente soggetti a un’imposta del 20%, mentre per molti altri strumenti di risparmio finanziario l’aliquota ordinaria è del 26%. Per la componente derivante da determinati titoli di Stato e titoli similari è prevista un’aliquota del 12,5%. 

Inoltre, le prestazioni della previdenza complementare godono di una fiscalità agevolata in presenza dei requisiti previsti dalla normativa.

L’aliquota applicabile alla prestazione pensionistica può scendere dal 15% fino al 9%, in relazione agli anni di partecipazione alla previdenza complementare. 

Questo rende particolarmente interessante il fattore “anzianità”: iniziare presto significa potenzialmente accumulare molti anni di partecipazione.

Infine, dopo i 18 anni compiuti o almeno otto anni di partecipazione alla previdenza complementare, l’aderente può richiedere:

  • fino al 75% della posizione maturata per l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa di abitazione per sé o per i figli;
  • fino al 30% della posizione maturata per ulteriori esigenze personali, senza dover specificare una particolare motivazione;
  • fino al 75% della posizione maturata, in qualsiasi momento, per gravissime esigenze sanitarie relative all’aderente, al coniuge o ai figli. 

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