Dalla Banca d’Italia nuovo impulso verso l’educazione finanziaria

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Fintech: la Banca d’Italia ha ufficializzato l’istituzione di due nuovi Dipartimenti.

La Banca d’Italia ha ufficializzato l’istituzione di due nuovi Dipartimenti: il primo, denominato “Tutela della clientela ed educazione finanziaria”, che ha il dichiarato intento di  rafforzare gli strumenti di protezione per tutti coloro che utilizzano servizi bancari e finanziari e di innalzare il livello di consapevolezza della popolazione; il secondo, denominato “ Circolazione monetaria e pagamenti al dettaglio”, che intende fornire risposte in riferimento ai dirompenti sviluppi nei settori dei pagamenti elettronici, del contante e dei servizi finanziari ad alto contenuto tecnologico.

In un settore dove, per definizione, le asimmetrie informative dominano, elevare il livello di consapevolezza degli investitori e dei piccoli risparmiatori appare cruciale e preoccuparsi dei servizi finanziari ad alto contenuto tecnologico è imprescindibile.

Il Fintech che, in assenza di una definizione legislativa viene, tendenzialmente, qualificato come l’espansione della tecnologia legata alla digitalizzazione dei servizi finanziari, ci ha catapultati in una vera e propria “rivoluzione” tecnologica che ha investito il settore del credito, dei pagamenti e degli investimenti finanziari.

I sostenitori dell’evoluzione tecnologica rilevano che le innovazioni ad esso connesse ampliano il pubblico dei soggetti coinvolti permettendo, potenzialmente, a chiunque di compiere facilmente operazioni finanziarie con un costo inferiore rispetto a quello degli operatori tradizionali.

Gli osservatori più critici nei confronti del fenomeno evidenziano, di contro, che l’apertura verso un pubblico potenzialmente impreparato, dal punto di vista tanto digitale quanto finanziario, implica anche dei rischi legati alla scarsa dimestichezza nell’uso dell’innovazione tecnologica e potrebbe far sorgere, per gli investitori non qualificati, pericoli connessi alla conclusione di operazioni di cui non si riescono a comprendere, fino in fondo, gli effetti e le conseguenze.

Tra i più rilevanti e innovativi aspetti del fenomeno vi è la diffusione dei c.d. Robo-Advisor: piattaforme che propongono servizi on line che comprendono ogni forma di consulenza finanziaria automatizzata, in particolar modo la gestione del portafoglio finanziario, diretta a fornire avvisi o raccomandazioni ai clienti con l’ausilio di sofisticati algoritmi e, potenzialmente, senza l’utilizzo di persone fisiche.

Questo nuovo ruolo, per certi versi da protagonista, rivestito dalle intelligenze artificiali nell’ambito del mercato finanziario, non può non richiedere, allora, una seria valutazione dei rischi. In conseguenza delle note vicende di cronaca che, soprattutto nell’ultimo decennio, hanno minato il rapporto di fiducia tra cliente e intermediario, uno dei problemi che richiede maggiore attenzione per gli operatori finanziari risiede nella ricostruzione di tale imprescindibile e fondamentale rapporto.

Ragionando in termini di disparità informativa il problema potrebbe essere risolto in termini di imposizione di obblighi di trasparenza e di informazione. Tuttavia l’imposizione di soli obblighi informativi non appare risolutiva poiché presupporrebbe un soggetto che non solo comprenda le informazioni ricevute ma che sia, altresì, in grado tanto di elaborarle quanto di assumere scelte coerenti con le conclusioni cui è pervenuto.

Come la finanza comportamentale insegna, le scelte economiche risultano influenzate da limiti cognitivi e comportamentali il cui superamento richiede una adeguata educazione finanziaria.

Se la prima protezione dell’investitore è l’informazione, questa deve assumere i tratti, più delineati, della consapevolezza: l’investitore deve comprendere l’importanza di essere informato adeguatamente al fine di assumere scelte consapevoli che possano portarlo ad avere maggiore autonomia e maggior tutela. Creando una domanda per prodotti finanziari adeguata rispetto alle proprie esigenze, i consumatori oltre a effettuare scelte migliori per loro stessi, innescano un processo virtuoso in grado di stimolare gli intermediari per proporre nuovi prodotti e servizi.

Nell’ambito bancario e finanziario in cui il rischio di abusi da parte degli intermediari è sempre latente, la soluzione per consentire una diffusione della consulenza automatizzata di servizi finanziari che sia anche accompagnata da fiducia e consapevolezza dovrebbe forse passare attraverso una reale educazione finanziaria del piccolo investitore e del risparmiatore.

Gli individui più informati, in altri termini, sono più consapevoli delle proprie capacità e quindi, nella condizione di prendere decisioni di investimento migliori dei più overconfident  poiché migliorano la propria comprensione di prodotti e nozioni finanziarie e, attraverso l’informazione, l’istruzione e la consulenza oggettiva, sviluppano le capacità e la fiducia necessarie per diventare maggiormente consapevoli dei rischi e delle opportunità finanziarie e per mettere in atto altre azioni efficaci per migliorare il loro benessere finanziario.

Tale educazione nell’universo Fintech diventa specifica “educazione digitale” in cui le competenze del cliente devono svilupparsi anche nell’ambito dell’innovazione tecnologica. Per questa via non può che auspicarsi l’affermazione di un sistema normativo in cui trasparenza, tutela informativa ed educazione finanziaria procedano di pari passo; solo così potranno coniugarsi protezione e innovazione.

Le Istituzioni hanno tracciato la via, l’auspicio è che siano in molti a seguirla.

Di avv. Rosanna Magliano, Ricercatrice di Diritto Commerciale, Docente di Aspetti giuridici ed etici, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.

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