MIFID 2020: TRASPARENZA DI BANCHE ED ASSICURAZIONI

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Le perplessità espresse dall’universo dei servizi finanziari sulla Mifid 2 si tradurranno in una revisione della direttiva entro la fine dell’anno prossimo.

Cosa significa MIFID?

Il Mifid (Markets In Financial Instruments Directive) rappresenta il riferimento per la regolamentazione dei mercati finanziari, introducendo ulteriori tutele per i risparmiatori e prevedendo specifici obblighi per gli intermediari finanziari.

La trasparenza dei documenti informativi per gli investitori è al centro di un decreto legislativo approvato dal Consiglio dei Ministri.

Il Governo ha recepito la Mifid 2, la direttiva europea del 2018 sui mercati finanziari con un provvedimento che istituisce regole a protezione dei risparmiatori; inoltre, indica quali informazioni devono essere contenute nei documenti forniti agli investitori in strumenti finanziari.

Troppo spesso questi importanti obblighi per gli intermediari finanziari non vengono completamente recepiti dai cittadini come un’opportunità per comprendere gli strumenti che stanno sottoscrivendo.

La MIFID perché non piace tanto alle banche?

Da gennaio 2018, infatti, gli addetti ai lavori hanno dovuto adeguare le procedure, i sistemi informatici e la tecnologia, formare il personale e rivedere le modalità e i contenuti delle comunicazioni ai clienti.

Una vera rivoluzione insomma, con una serie di misure “a carico” degli operatori del settore e “a favore” dei risparmiatori.

Ecco i principali obblighi delle banche e come impattano dal punto di vista dei consumatori:

  • è obbligatoria la compilazione del nuovo Questionario di profilazione della clientela Mifid 2, senza il quale un cliente non può porre in essere nuove operazioni di investimento;
  • finisce l’era della “vendita” di prodotti e servizi di investimento da parte degli Investitori Istituzionali e nasce l’obbligo di fare “consulenza”. Il dipendente o consulente che ci raccomanda una nuova operazione di investimento, deve essere iscritto all’Albo dei Consulenti Finanziari (OCF) e, per i nuovi iscritti, è richiesto un titolo di studio in materie economiche e un tirocinio di almeno 12 mesi;
  • i collocatori sono tenuti a valutare l’adeguatezza dell’operazione rispetto alle esigenze del cliente, la sua conoscenza degli strumenti finanziari, il tempo che ha a disposizione, la sua tolleranza al rischio e, cosa molto importante, sono sempre più responsabili per il loro operato di fronte alla legge e sottoposti a maggiori controlli da parte delle Autorità di Controllo e di Vigilanza;
  • si rafforza l’obbligo di chiarezza e trasparenza delle comunicazioni specialmente in riferimento ai costi per il risparmiatore. Questi non dovranno più essere espressi solo in termini percentuali ma, al contrario, in valore assoluto (in euro per intenderci), sia nella loro totalità che declinati nelle varie voci che lo compongono (ad es. costi ricorrenti, costi una tantum, commissioni di gestione, compensi alla Banca ecc.).

Di Antonio Suero, esperto in consulenza tecnico bancaria, Presidente di AS Finanza & Consumo

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