Il rapporto BANCA-CLIENTE-NPL: il problema dei crediti deteriorati

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Come i cosiddetti “crediti deteriorati” (NPL, non performing loans) influiscono sulla gestione del rapporto tra CLIENTE e BANCA.

La gestione del rapporto tra CLIENTE e BANCA ha subito un’ulteriore complicazione dovuta all’intervenuto, negli ultimi anni, dei cosiddetti “crediti deteriorati” (NPL, non performing loans), i quali hanno messo in seria difficoltà il sistema bancario italiano sotto molteplici profili.

La crisi economico-finanziaria, ormai crisi economico reale, ha purtroppo generato aziende e correntisti che non hanno potuto far fronte ai propri debiti, determinando così un forte accumulo di crediti alle banche, i quali, molto, probabilmente non verranno mai incassati. Fino a poco tempo fa, questi crediti venivano messi a bilancio “gonfiandolo”, ma con l’intervento della Bce e con l’emanazione delle odierne direttive le banche hanno dovuto far fronte a questo problema. Essendo crediti cosi detti “spazzatura”, molte di loro hanno optato per una gestione esterna, cedendoli a società che acquistano ad un costo molto inferiore il credito NPL.

I crediti deteriorati rappresentano per le banche un mancato guadagno, riducendo così il flusso di denaro incassato e diminuendo i fondi con cui la banca può finanziare imprese e famiglie nell’economia reale. Non solo, una diretta conseguenza del fenomeno degli NPL è poi quella dell’obbligo a carico delle banche di costituire delle riserve destinate a coprire le perdite dei crediti deteriorati e non riscossi.

Nel marzo del 2017 la Bce ha pubblicato il testo definitivo delle sue Linee guida in materia di crediti deteriorati, chiarendo le proprie aspettative di vigilanza riguardo la gestione NPL. A tal fine, le banche devono dotarsi di una specifica strategia volta a ottimizzare la gestione degli NPL, massimizzando il valore attuale dei recuperi e predisponendo specifiche strategie supportate da solide analisi quantitative.

Dal 1° gennaio 2018 tale disciplina è stata ulteriormente inasprita nei confronti delle banche causando una corsa alla cessione del credito in sofferenza da parte degli istituti bancari italiani, i quali, non potendo soddisfare il credito nei tempi previsti dalla BCE utilizzando lo strumento dell’esecuzione giudiziale, decidono di cedere i propri crediti NPL, attraverso la cosiddetta cartolarizzazione.

In conclusione, le banche cedono i crediti deteriorati a società esterne, ricevendo in tal modo un’entrata immediata, anche se parziale, di crediti che non avrebbero riscosso. Le società terze gestiscono crediti per un periodo di tempo limitato, al fine di alleggerire le banche e per vedere se da tale “spazzatura” riescono ad avere dei profitti.

Il rischio è che su tale argomento, nei prossimi anni, si arrivi ad una vera e propria emergenza rifiuti creditizi. Le banche dovrebbero cercare di gestire i crediti UTP prima che arrivino a diventare Non Performing Loans.

Dott. Antonio Suero, esperto in Consulenza tecnico bancaria, Presidente di AS Finanza & Consumo.

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