CREDITI DETERIORATI: L’IMPORTANZA DELLA GESTIONE DEI CREDITI NPL E UTP.

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Come molti di voi avranno avuto occasione di notare, c’è un mercato legato alla massiccia vendita di sofferenze e di crediti deteriorati da parte delle banche.

Dal 2015, anche per effetto delle pressioni esercitate dalle autorità di vigilanza europee, sono state immesse sul mercato prodotti denominati NPL (Non Performing Loans) per oltre 170 miliardi di euro. Solo la Monte dei Paschi di Siena, in questi giorni, sta studiando la cessione di almeno 10 miliardi a una società separata, controllata dal Tesoro, che si occupa della gestione dei prestiti in sofferenza delle banche italiane.

Il Consiglio dell’Unione europea ha approvato una proposta di Direttiva relativa a un quadro comune e ai requisiti minimi per un meccanismo extragiudiziale volto al recupero del valore dei crediti avallati con garanzie reali, qualora il debitore sia inadempiente.

In ambito bancario, oltre agli NPL, suscitano altrettanto interesse anche gli UTP. Questi ultimi, Il cui acronimo sta per Unlikely To Pay, ossia letteralmente “improbabile da pagare”, sono dei crediti catalogati dalle banche come inadempienze probabili e che presentano un rischio minore.

Le banche dovrebbero ridurre il peso delle sofferenze prima che i crediti UTP diventino NPL. Ciò al fine di tentare di recuperare il possibile, fintanto che il debitore sia ancora da considerabile quale cliente e non un debitore irrecuperabile.

Il problema sta nella non capacità degli istituti di comprendere e analizzale la situazione reale della clientela, come ad esempio il valore reale dell’immobile o la reale possibilità di recuperare il credito.

I crediti UTP, inoltre, consentono una gestione più rapida ed efficace, concretizzandosi in un’attività di recupero del credito stragiudiziale, a differenza degli NPL che spesso vengono gestiti posteriormente all’avvio di un’attività giudiziale.

In conclusione, le Banche non sono ancora dotate di strumenti idonei ad analizzare i profili debitori della clientela e che consentano di comprendere efficacemente quali crediti valga la pena gestire internamente, procedendo con un effettivo recupero del credito, e quali, invece, non valga la pena tenere in pancia a degradare, propendendo invece per una cessione a terzi.

Stefano Cocco, esperto in Consulenza Tecnico Bancaria

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