lunedì, Aprile 15, 2024
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COOPERAZIONE TRA AFRICA E EUROPA: NEO-COLONIALISMO O RISPETTO RECIPROCO?

A cura di Maria Teresa Tavassi

Ogni volta che si parla di rapporti tra il vecchio continente ed i paesi del continente africano, inevitabilmente vengono in mente vecchie abitudini e comportamenti, che miravano ad un arricchimento spregiudicato a spese della popolazione dei paesi dell’Africa attraverso lo sfruttamento delle loro ricchezze naturali.

Se prima questi comportamenti erano frutto della pressione militare e degli eserciti europei, ora sembrano ancora persistere, mascherati da un falso rapporto di reciprocità collegato alla modernizzazione sociale e all’esportazione della democrazia.

L’ Africa dal punto di vista delle risorse è ineguagliabile: sia per la presenza di materie prime di ogni genere, sia per la potenzialità di nuovi terreni coltivabili data dalla sua estensione territoriale.

La realizzazione di infrastrutture volte al miglioramento dei tessuti urbani e sociali e alla crescita delle capacità produttive di cui l’Africa necessita, ha suscitato negli anni l’interesse di tutte le potenze mondiali, pronte ad offrire le proprie capacità finanziarie, tecnologiche ed organizzative per ricavarne diretti vantaggi economici. Tutto ciò potrebbe essere considerato come neo-colonialismo, in quanto non è stato in grado di produrre soddisfazione dei bisogni e l’autosufficienza delle popolazioni africane costringendole alla migrazione.

Sono almeno dieci anni che la Cina attua politiche di nation branding in Africa, ponendosi come partner principale e apparendo quale unico benefattore; con uno specifico impatto anche sulle relazioni internazionali, come si è manifestato nelle votazioni all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in cui i paesi africani si sono allineati alle posizioni espresse dalla Cina.

Nulla di quanto fatto fin ora però ha prodotto un effettivo miglioramento delle condizioni economiche e sociali dei popoli che abitano il continente africano.

Il contesto geopolitico attuale deve portare a riformulare i rapporti tra il vecchio continente e l’Africa con nuove basi per la cooperazione che pongano fine ai flussi migratori e alle guerre economiche.

Sorge un impellente necessità di cooperazione internazionale tra Africa ed Europa che si fondi sul rispetto reciproco, evitando approcci neo-colonialistici.

L’Italia si è proposta come “ponte” e apripista spingendo verso una cooperazione che conduca, su basi paritarie, all’incremento e lo sviluppo reciproco.

 Il Parlamento Italiano ha approvato la conversione in legge del decreto-legge numero 161 emesso il 15 novembre, un atto che introduce misure immediate per al realizzazione del Piano Mattei. Un Piano con cui si annuncia un approccio democraticoe una collaborazione paritaria, e che propone di realizzare dei progetti pilota in collaborazione con nove nazioni Africane (Marocco, Tunisia, Algeria, Egitto, Costa d’Avorio, Etiopia, Kenya, Repubblica Democratica del Congo e Mozambico).

Il progetto della nuova cooperazione riguarda temi fondamentali: l’istruzione, l’agricoltura, la salute e l’energia; la prospettiva con cui sono trattati esprime la volontà di garantire la stabilità e di partecipare al progresso dei paesi africani proponendo una partnership equa.

Il Piano Mattei è stato presentato in occasione del primo appuntamento internazionale da quando l’Italia ha assunto la Presidenza del G7, la conferenza Italia-Africa, tenutasi a Roma. La promozione del Piano, avvenuta dinnanzi al Presidente Sergio Mattarella e ai leader africani, ha levato dubbi e dibattiti sulla sua necessaria implementazione e impatto.

Il coinvolgimento favorevole nel Progetto è stato espresso dai vertici delle Istituzioni europee. Il Presidente del Consiglio Europeo Charles Michel ha sostenuto: “Il piano si inserisce nel paradigma delle relazioni che vogliamo tessere con l’Africa, con il principio di una partnership tra pari, con rispetto e fiducia”.

La Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha dichiarato quanto il Piano Mattei sia allineato al Global Gateway Europeo, programma che implica la mobilitazione di 300 miliardi di euro da investire per progetti sostenibili e di alta qualità, tenendo conto delle esigenze dei paesi partner e garantendo benefici duraturi per le comunità locali.

Il primo passo della neonata cooperazione è stato il pacchetto di investimenti Africa-Europa, per euro 150 miliardi al fin di consolidare la collaborazione con i partner africani. 

L’Italia ha previsto di stanziare 5,5 miliardi di euro per i futuri investimenti, da realizzare utilizzando 2,5 miliardi provenienti dai fondi della Cooperazione e dello Sviluppo e 3 miliardi dal Fondo Italiano per il Clima (fondo nato con la legge di bilancio del 2022 sotto il governo Draghi).

I fondi stanziati dall’Italia dovranno sicuramente essere implementati nell’ottica di un maggiore sviluppo delle energie rinnovabili in modo da superare anche le critiche poste dalle associazioni ambientaliste, anche se un primo passo verso lo sviluppo nel continente africano di queste nuove fonti di energia è considerato nel Piano Mattei.

Difatti spiccano in tal senso la creazione di un centro per le energie rinnovabili in Marocco con il supporto tecnologico di Enel e finanziario di Intesa Sanpaolo. Così come un primo passo verso la soddisfazione dei bisogni idrici si palesa con l’incremento di impianti di depurazione in Tunisia.

Non mancano invero progetti per accordi energetici per l’approvvigionamento di gas naturale attraverso investimenti e nuove relazioni Italo-Africane nel settore energetico.  

In ogni caso, va sottolineato che l’iniziativa Italiana potrà avere una rilevanza significativa nel miglioramento dei rapporti di cooperazione tra Africa ed Europa.

L’Europa non può astenersi dal confronto con l’Africa perché rischierebbe di abbandonare il continente Africano al neo-colonialismo di altri paesi e continenti che perseguono con ambizioni espansionistiche un ingiusto arricchimento. L’ Europa deve dimostrare di essere leader nel mondo delle giuste relazioni economiche e di cooperazione, garantendo un moderno rapporto equo e sostenibile con l’Africa che cancelli la memoria di tutti gli approcci negativi del passato portando ad una sana e straordinaria collaborazione.

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