Giustizia, Gratteri su ‘ndrangheta, potere e magistratura

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L’intervento di Nicola Gratteri, Procuratore Capo della Repubblica di Catanzaro, al Salone della Giustizia

Sì ai processi telematici perché la legge c’è e lo consente; sì al sorteggio per eleggere tra i diecimila magistrati italiani i componenti del Consiglio Superiore della Magistratura; sì all’informatizzazione e addirittura sì a un telefonino a tutti i detenuti, ma solo per la ricezione in entrata dei documenti che li riguardano. Nicola Gratteri, procuratore capo a Catanzaro e uomo di punta nella lotta alla ‘ndrangheta, è un vulcano di proposte, idee e vicende personali. Brillante “faccia a faccia con la giornalista Anna La Rosa, a conclusione della seconda giornata del Salone della Giustizia.

“La ‘ndrangheta è la pietra angolare di tutta la filosofia criminale, ha un bilancio che potrebbe rappresentare il tre per cento dello nostro Pil, gestisce l’80 per cento di tutta la cocaina spacciata e consumata in Europa. Da sempre ha tenuto un basso profilo ed è stata capace di una lotta dura e difficile per condizionare politica, imprenditoria e massoneria deviata, dialogando con i veri centri del potere”. Gratteri è riuscito a portare alla sbarra 452 boss e gregari, ma è consapevole che si tratta di battaglie lunghe e difficili perché la ‘ndrangheta è l’unica organizzazione criminale presente in tutti i continenti e perché, dice, “è davvero difficile far scomparire la cocaina finché ci sarà in giro una domanda così forte di questo tipo di droga. Rimedi? Ci vorrebbe un’Onu meno debole e capace di convincere i contadini di Colombia, Bolivia e Perù a coltivare solo caffè e integrare con fondi internazionali i ridotti guadagni”.

Gratteri è stato poi molto critico per gli ottomila detenuti che sono stati scarcerati con la scusa dell’epidemia: “Si è sostenuto che le carceri rischiavano di essere focolai del Covid, ma era più facile ammalarsi in piazza del Duomo a Milano che a San Vittore. E ancora meno nelle carceri dove ci sono detenuti a regime 41 bis, e quindi in isolamento. E tutte queste scarcerazioni per motivi di salute sono avvenute poco dopo le rivolte nei penitenziari e questo è stato un brutto segnale”.

Altro tema le confische alla mafia con aziende che prima davano molto lavoro e poi, una volta confiscate, implodono e falliscono. “Ma si trattava di aziende del circolo mafioso, spesso usate solo per ripulire i soldi della droga”, ha sostenuto Gratteri che ha pure proposto di assegnare subito le migliaia di appartamenti, sequestrati alle organizzazioni mafiose, a uomini delle forze dell’ordine soprattutto per evitarne la sistematica vandalizzazione”.

Redazione AS Finanza&Consumo

Vedi anche https://www.asfinanza.com/salone-della-giustizia-no-al-processo-videogioco-la-parola-a-gratteri/

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