RIFORMA DEL CATASTO: LE NOVITÀ ENTRERANNO IN VIGORE A PARTIRE DAL 2026

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Riforme necessarie per accedere ai fondi europei del PNRR

Il catasto è l’inventario delle proprietà immobiliari presente in Italia. Quindi terreni (area che comprende anche le aree nelle quali non è stato costruito) e i fabbricati (cioè case, condomini, capannoni e altre costruzioni). L’ultimo censimento segnala oltre 64 milioni unità, di cui 57 milioni di proprietà di persone fisiche (le prime case superano i 19 milioni). Contiene una serie di informazioni, tra cui l’ubicazione del bene, la sua estensione, la destinazione d’uso e i relativi redditi. In sostanza, si tratta della base sulla quale lo Stato stabilisce poi quante imposte devono essere pagate dal proprietario o possessore. Per questa ragione la custodia della banca dati del catasto e la sua gestione sono affidate all’Agenzia delle Entrate. illustrator cs6 crack

La rendita catastale si ottiene moltiplicando l’estensione della proprietà per gli estimi catastali, che sono tariffe variabili in base all’ubicazione e alla classe di un immobile.

La lettera a) dell’articolo 6 delega l’esecutivo a prevedere strumenti, da porre a disposizione dei comuni e dell’Agenzia delle entrate, atti a facilitare e ad accelerare l’individuazione e, eventualmente, il corretto classamento delle seguenti fattispecie:

  • gli immobili attualmente non censiti o che non rispettano la reale consistenza di fatto, la relativa destinazione d’uso ovvero la categoria catastale attribuita;
  • i terreni edificabili accatastati come agricoli;
  • gli immobili abusivi, individuando a tale fine specifici incentivi e forme di valorizzazione delle attività di accertamento svolte dai comuni in questo ambito, nonché garantendo la trasparenza delle medesime attività.Kode aktivasi avast cleanup premier

Il 1939, anno a cui risale l’attuale sistema di valutazione catastale. Nel secolo scorso sono state riviste più volte le norme in materia, fino ad arrivare alla classificazione attuale dei fabbricati in base a un decreto del 1993. Da quell’anno i tentativi di revisione sono stati tantissimi, sono state emanate altre deleghe per la riforma catastale ma nulla è mai successo. Questo immobilismo ha portato a dover rivalutare del 5% tutte le rendite catastali ogni volta che dobbiamo applicare un’imposta, che sia l’Irpef o l’Imu ma soprattutto ha comportato che dal 2005 i Comuni sono intervenuti in ordine sparso con una revisione parziale del classamento degli immobili presenti nel loro territorio.

Questo significa, per esempio, che molti comuni, tra cui Milano e Roma hanno chiesto all’Agenzia delle entrate di rivedere le rendite catastali, di fatto in base al valore di mercato in zone particolari del Comune: il risultato è stato un incremento delle rendite catastali di oltre 183 milioni di euro complessivi nei 17 Comuni.

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