Proposta economica rivoluzionaria: un modo diverso di sfruttare la Pandemia COVID-19

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E se ci stessimo sbagliando? E se, invece di lamentarci per il fatto che dobbiamo restare a casa senza lavorare, dovessimo apprezzare questo periodo, definendolo così: sabbatico?

Quello che sta accadendo, a parte il fatto che c’è un’emergenza per una grave pandemia mondiale, è che i nostri governi ci stanno obbligando a restare a casa, senza andare al lavoro. La maggior parte delle imprese del mondo occidentale, civile ed industrializzato, è costretto a fermarsi per legge, senza possibilità di guadagnare per mantenersi.

Ma che succede? Siccome è stato il governo ad obbligarci al blocco delle attività, anche se, ovviamente, non per causa sua, ma per fare quello che, esattamente, fanno gli altri governi del mondo, allora, per mantenere il potere e per farsi perdonare, in vista delle prossime elezioni, cerca fondi da qualsiasi fonte, per fare in modo che il popolo, paralizzato per legge nella sua attività produttiva, continui a sopravvivere.

Quindi il famoso e recente concetto dell’helicopter money (denaro per tutti, caduto dal cielo per rilanciare l’economia, inventato da Mario Draghi, ex presidente della BCE) casca qui a fagiolo. D’altronde, visto che siamo in tempi di fiat money (denaro che non ha bisogno di controvalore in oro o valuta straniera), stampare denaro o scrivere un numero su un conto bancario non costa nulla. Per cui, allo scopo di evitare sommosse popolari e di fare continuare a fare correre l’economia come se nulla fosse, ecco che si stampa denaro a gogo.

Qual è il rischio? Ovviamente il rischio è l’inflazione ma, visto che siamo in piena recessione, il rischio non c’è. In un periodo in cui le merci sono sovrabbondanti rispetto alla richiesta (eccetto le mascherine ed i ventilatori polmonari, ovviamente), distribuire denaro a tutti perché sia mantenuto il livello dei consumi può essere una soluzione.

Ed ecco il punto. Questa costrizione al congelamento della attività lavorative e produttive per un certo periodo potrebbe essere una cosa buona. Una cosa buona per consumare le scorte, che, a quanto pare, sono tante. In Europa, ogni anno, si costruiscono vari milioni di auto in più del necessario (https://ogigia.altervista.org/Portale/articoli/63-economia/359-milioni-di-auto-invendute-arrugginiscono-senza-che-nessuno-le-compera), che devono essere mandate al macero per non inflazionare il mercato. Lo stesso vale per cellulari, elettrodomestici, computer e per il mondo alimentare e per quello del vestiario. I negozi di vestiario sono sempre pieni di merce ed ogni anno devono restituire le eccedenze. Lo stesso vale per il cibo, nella sola Italia, ogni anno gettiamo 8 milioni e 900 mila tonnellate di cibo, per un valore medio di 11 miliardi e 760 milioni di Euro.

E allora perché non fermarsi a consumare le scorte, senza inquinare, senza andare al lavoro, riducendo quindi il traffico, senza depauperare la terra di tutto quanto serve per produrre tutta quella roba?

Ovvio, questo concetto della pausa produttiva cozza contro il luogo comune che si deve lavorare per vivere, forse nato per via del fatto che “chi non lavora neppure mangi” come ha scritto S. Paolo (ma lui non ha mai detto quanto si debba lavorare), che ci si deve fare vedere attivi, e così via, con tutte le ipocrisie che ci hanno cacciato fino ad ora in testa per farci lavorare senza sosta come schiavi.

Me se, ora che è stato forzatamente indotto, questo concetto funzionerà, allora significa che si può fare.

Il bello è proprio questo: lo stanno facendo tutti, per cui, in questo caso, nessun paese si deve sentire in colpa perché non lavora, visto che non lavorano neppure gli altri paesi. Qui non lavora più nessuno e, se si puo distribuire il famoso “fiat money” senza problemi e senza causare inflazione, allora il sistema funziona.

Perché non si è mai fatto in passato? Per due motivi: primo, non c’è mai stato un coronavirus, secondo: perché non c’è mai stata nel passato una simile sovrapproduzione di merci. Se lo avessimo fatto 10 o 20 anni fa, certamente, questa distribuzione a pioggia di soldi senza lavorare avrebbe generato inflazione, ma oggi non è così, oggi si può fare senza problemi.

Finite le scorte, si tornerà al lavoro, anche perché, se non lo si facesse a tempo debito, allora si, che si genererebbe inflazione.

Cosa ci vuole per farlo? Si devono abbattere un sacco di pregiudizi mentali, come quelli che hanno osteggiato fino all’inverosimile il famoso reddito di cittadinanza promosso dai 5 Stelle.

Poi si devono mettere al lavoro gli economisti: quelli nuovi, non quelli vecchi che non avrebbero mai concepito una roba simile, per stabilire la giusta durata del periodo di fermata del lavoro per consumare le scorte.

Probabilmente il periodo sabbatico non sarebbe lo stesso per tutti, perché non penso che il livello di scorte generato dalla sovrapproduzione sia uguale per tutti i settori. primario, secondario e terziario. Penso che valga soprattutto per le imprese che lavorano per inserire le merci a magazzino, ma poco per quelle che lavorano a commessa.

In Italia, e quasi in nessun altro stato al mondo, abbiamo già inaugurato da decenni un sistema simile: il mese di agosto, l’Italia si ferma tutta e si va al mare o in montagna. Ora, siccome il sistema funziona benissimo per quel mese: tutti ricevono lo stipendio senza andare al lavoro, vista l’attuale iperproduzione di merci, basta portare il mese di vacanza a due o tre.

Tutto dipenderà da come sarà gestita questa fase di congelamento delle attività produttive durante la quarantena per il coronavirus, da come ne usciremo dopo aver distribuito soldi a tutti per continuare a campare pagandoci il cibo, l’affitto, la luce, il telefono, il gas e tutto quanto serve per vivere, magari risparmiando i generi di lusso: sarà meglio bere un bicchiere di champagne la sera tornando stanchi dal lavoro o un bicchiere di acqua minerale dopo un giorno dedicato alla famiglia ed agli hobbies?

Il periodo attuale della quarantena va considerato come la prova generale per la nuova organizzazione del lavoro, e quindi della nostra vita. Un po’ come si costruisce un impianto pilota negli impianti di processo, per definire tutti i parametri del progetto.

Ricordiamoci inoltre che, in moltissime attività produttive, si stanno inserendo i robot, e che per ogni robot, mediamente, si fa a meno di 15 operai. Che ne faremo di tutti i disoccupati?

Di Ing. Claudio Peretti

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